Ocse a Svizzera, più automatismo

L’Ocse bacchetta la Svizzera in tema di fisco e la sprona a fare progressi in materia di scambio automatico di informazioni. Il direttore della divisione per le questioni fiscali, Pascal Saint-Amans, non crede che la Confederazione possa essere tolta dalla lista dei paradisi fiscali. “Non esiste un quadro legale. La Svizzera non è ancora in grado di scambiare informazioni sulla base di una legge” ha infatti affermato oggi Saint-Amans parlando alla radio svizzero-tedesca Srf.

L’Ocse non è soddisfatta degli ultimi dibattiti sul tema. Anche certe concessioni del Consiglio federale sono insufficienti, ad esempio il fatto che i clienti bancari interessati non vengano piu’ informati a priori in caso di una procedura di assistenza amministrativa. Inoltre, ha deciso il governo, l’assistenza va concessa anche se la richiesta si basa su dati rubati. “La Svizzera fa passi avanti, bozze di legge sono in parlamento. Ma la divisione per le questioni fiscali dell’Ocse esamina le leggi solo una volta entrate in vigore”, ha spiegato Saint-Amans. L’organizzazione parigina effettua regolarmente controlli sul rispetto delle sue linee guida. Dopo l’ultimo “Peer Review” la Svizzera era stata invitata ad adottare svariate misure, come concludere un numero sufficiente di accordi sulla doppia imposizione con assistenza amministrativa in base agli standard dell’Ocse. Quest’autunno e’ in programma il prossimo esame. A meta’ agosto il Consiglio federale aveva avvertito che la Svizzera deve aspettarsi la nota peggiore qualora non accettasse gli standard richiesti. E cio’, aveva affermato, sarebbe “molto negativo per l’immagine, inoltre sussisterebbe il rischio di sanzioni”.

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