Bahamas, no a distruzione paesi offshore

perry_christieIl primo ministro delle Bahamas, Perry Christie, ha chiesto alle Nazioni Unite di contribuire allo sviluppo di meccanismi globali multilaterali per la governance dei servizi finanziari offshore, mettendo in evidenza come gli stati più sviluppati stanno cercando di imporre la loro volontà ai paesi più piccoli, come il suo, per il taglio delle misure di vantaggio.

Christie ha formulato le sue dichiarazioni durante il dibattito generale annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 28 settembre scorso.

«Osserviamo questa dinamica di aggressione economica di molti dei paesi più sviluppati contro le piccole economie basate sui servizi finanziari offshore, in particolare di quelli caraibici» ha detto Christie.

Ha continuato: «Alcuni hanno usato il loro potere in modo unilaterale per imporre la loro volontà, sostenendo l’esistenza di qualcosa di fondamentalmente immorale, di intrinsecamente sinistro, nell’accumulare ricchezze in giurisdizioni offshore. Noi rifiutiamo questa premessa e critichiamo in termini più forti possibili gli sforzi di alcuni per mutilare e paralizzare, se non distruggere, queste economie all’interno della nostra regione».

Egli ha poi sottolineato che le disposizioni antiriciclaggio, le misure anti-terrorismo e contro la criminalità di molti paesi offshore sono «molto più robuste e palesemente molto più efficaci rispetto ai corrispondenti regimi giuridici di molti degli stessi paesi che ci stanno combattendo».

Egli ha osservato che i servizi finanziari offshore possono essere responsabilmente gestiti e regolamentati e che la maggior parte degli investimenti di ricchezza nei paradisi fiscali si risolve in effetti benefici per il mondo sviluppato.

«Abbiamo bisogno di sfidare le Nazioni Unite – ha continuato Christie – a prendere l’iniziativa, sviluppare e perfezionare meccanismi globali multilaterali per la governance del settore offshore dei servizi finanziari; procedimenti in grado di soddisfare le legittime esigenze del mondo sviluppato per la protezione dei loro sistemi fiscali e il loro bisogno di maggior sicurezza, ma consentendo al contempo ai paesi off-shore di continuare a crescere in modo ordinato e regolamentato» .

«Non dimentichiamo che la distruzione di queste economie off-shore sarebbe destabilizzante per i paesi che ne dipendono. Distruggendo questo settore nei Caraibi si potrebbe causare l’impoverimento di decine di migliaia di persone, costrette poi a migrare verso il mondo sviluppato».

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